"A leggere sulle proteste dei cittadini di Castelvolturno di questi giorni, sembrerebbe che scaturisca questo messaggio: “Liberateci dai negri, al nostro sano sviluppo locale ci pensiamo noi”. Sarebbe demagogico sostenere che in quella cittadina rivierasca, il degrado ambientale, territoriale, paesaggistico e morale non abbia toccato le più alte vette (o, se si vuole, il più basso livello) e in cui l’illegalità, l’assenza dello Stato (fatto però di cittadini, di istituzioni e di forze dell’ordine) appaiono agli occhi di un estraneo elemento evidente e ordinario. Ma è solo la presenza degli extracomunitari, fatta anche di un prostituzione diffusa (al servizio dei benpensanti “bianchi”), di spacciatori di droga ma anche di migliaia di braccianti, di operai del settore edilizio, di badanti, di camerieri, ecc.? Vediamo allora questo cosiddetto “sviluppo” di Castelvolturno: prima, un bellissimo territorio, una costa e un mare che non erano secondi neanche a quello adriatico; oggi, come si è trasformato questo territorio grazie al “lavoro” degli operosi abitanti di Castelvolturno e delle istituzioni che li hanno rappresentati? 22 cave di sabbia abusive di cui alcune conclamate essere della camorra che hanno letteralmente sconvolto l’assetto idrogeologico del suolo, con l’aggravante che queste cave, sono diventate o laghetti per la caccia di frodo o discariche abusive per le quali è assai difficile valutare nel lungo periodo le conseguenze sull’ambiente, sulle sorgenti, sulla salute nostra e dei figli dei cittadini di Castelvolturno. Il mare, presenta punte di inquinamento allarmanti, dovuto all’attività agricola-industriale, all’inquinamento delle foci dei fiumi, alla mancanza di depurazione delle acque di scarico, ecc. La costa (che non è dei sogni), che presenta anche fenomeni diffusi di desertificazione (entrata già nell’attenzione della FAO) è stata massacrata con edificazioni, ora con licenze edilizie“regolari” (vedi Coppola & C. si ricorda, a tale proposito che l’abbattimento di una delle torri è frutto di accordo finanziario tra lo Stato e la proprietà e non di intervento repressivo di uno Stato che vigila e funziona), ora con occupazioni abusive del demanio sia dello Stato sia delle proprietà comunali soggette all’uso civico. Per fare cosa? Servizi per la comunità e i suoi giovani, case popolari per gli extracomunitari, centri di recupero per tossici o per recuperare le prostitute ad una dignità di donna, per realizzare un piano spiaggia per stabilire uno sviluppo economico in cui ambiente, qualità della vita, servizi che costituissero la spina dorsale di uno sviluppo locale sostenibile e un’occupazione certa e diffusa? Niente di tutto questo. E mentre gli amministratori di quella città sono stati, a solo titolo di esempio, attentissimi a reprimere le serre “abusive” dei padri comboniani che insegnavano un mestiere alle donne recuperate dalle strada nulla eccepivano, a solo titolo di esempio, sui 520 ettari (oltre 1100 campi di calcio!) di terreno di proprietà collettiva che sono stati abusivamente razziati da privati per costruire prime, seconde, terze case, ecc. Eppure la legge dice che non esiste usucapione per i terreni soggetti all’uso civico. Esiste, invece, un organismo regionale (il Commissario per gli usi civici) che dovrebbe controllare che i comuni rispettino la legge. Vi è, infatti, una legge regionale da ben 25 anni (la n. 11 del marzo del 1981), che obbliga i comuni, proprietari di terre soggette all’uso civico, a costituire cooperative di giovani disoccupati per realizzare “progetti plurimi e integrati”. Provate ad immaginare con gli occhi della mente, cosa poteva essere Castelvolturno e l’economia di tutto il litorale domitio se si fosse semplicemente rispettata la legge (piano spiaggia, PRG, legge sugli usi civici, ecc.). Altro che Rimini con le sue notti rosa, Cattolica, Riccione! Ma pare che questi ragionamenti, la classe delle oligarchie partitiche di questa disgraziata terra, non voglia sentirne neanche parlare. In fondo la cultura dell’illegalità e la camorra non sono altro che note marche di un dentifricio; con buona pace di gente come Mario Luise, già sindaco di Castelvolturno, che ci ha provato ma non può far altro oggi, inascoltato, che scrivere le sue memorie. La domanda che allora, come si direbbe in televisione, sorge spontanea: Chi è il ladro, quello che ruba, quello che tiene il sacco o tutte e due?". Questo è quanto scrivevo il 3 luglio del 2006. Non mi sento di modificare una sola virgola. Nulla è cambiato e tutto è peggiorato. Mi dispiace per l'analisi parziale e un pò contraddittoria di Saviano, pubblicata su La Repubblica del 22 settembre scorso. Qui, in Campania, sotto processo non c'è solamente il clan Bidognetti, perdente rispetto ai casalesi, e la loro guerra "privata" per il controllo di Castel Volturno ma il popolo campano (e gli emiliani, i veneti, i lombardi, ecc.?) che in tutti questi lunghi anni ha fatto finta di non vedere e di non sentire operando in una grande abbuffata generale dove un "certo sviluppo" (così viene chiamato) poteva tranquillamente coesistere con il malaffare e la delinquenza organizzata (ricordate il ministro Lunardi?). E' su questo su cui dovremmo discutere, riflettere e confrontarci. Sono venuto dalla Sicilia e vivere in Campania poichè ritenevo che in questa terra ci fosse il "virus della felicità". Mi sono sbagliato? Mazzini diceva "L'Italia sarà quello che il Mezzogiorno sarà". Lui, di certo, non si è sbagliato. Ma tutto questo a chi lo raccontiamo? Giuseppe Messina