«Stiamo portando avanti una strategia anti crisi …e oggi abbiamo fatto un passo avanti sul terreno delle infrastrutture e delle costruzioni». Non è Berlusconi che parla ma Bassolino. Nelle linee guida al Piano Regionale delle Attività Estrattive approvato dalla giunta Bassolino nell’ottobre del 2003 è scritto però (cap. 2) che si è costruito per oltre il 400% del suo fabbisogno e che la Campania ha la necessità di recuperare l’immenso patrimonio edilizio pubblico e privato con beneficio di nuova occupazione qualificata (artigiani, architetti, scalpellini, ecc.). Mentre nel documento di accompagnamento al PSR, sempre approvato dalla Giunta Bassolino nel 2006, è scritto che in meno di 40 anni sono stati sottratti circa 94.000 ettari di suolo agricolo che è stato cementificato, rappresentando, sulla carta, la necessità di una preservazione della risorsa primaria che evidenzia la più alta fertilità del pianeta che va salvaguardata dai processi di desertificazione spinta. Queste le intenzioni. Sulla carta. Ci saremmo aspettati quindi un piano strategico per la difesa idrogeologica del suolo, giacché la Campania, dopo la repubblica Ceca presenta il territorio più dissestato al mondo. Sarebbe stato utile programmare una riqualificazione energetica del patrimonio abitativo; il completamento degli impianti di depurazione, una maggiore razionalizzazione ed efficienza dei trasporti pubblici che interessano centinaia di migliaia di pendolari; sarebbe stato del tutto naturale dare priorità alla bonifica ambientale e alla costruzione diffusa di impianti di compostaggio, nonché allo sviluppo di fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e all’innovazione, così come urgente e necessario promuovere un programma di manutenzione delle reti idriche per ridurre le perdite e una massiccia forestazione negli oltre 300 mila ettari dei terreni di proprietà comunale soggetti all’uso civico da affidare a giovani disoccupati per attivare fattorie didattiche, fattorie sociali per garantire l’inclusione sociale di quanti sono stati esclusi in questa grassa società del malessere interiore e della solitudine. E, circa gli alloggi ci sembrava ovvio avviare politiche di recupero del patrimonio edilizio abbandonato da offrire in affitto prioritariamente a giovani coppie e a extracomunitari, ecc. Questo ci sembra un’idea di sviluppo che va nella direzione della maggioranza dei campani che hanno votato e sostenuto la giunta regionale. Tutto questo appartiene non solo ad una suggestione ma ad una precisa idea di territorio e di civiltà che urgentemente la Campania ha estremo bisogno. Le azioni proposte avrebbero, sul piano occupazionale, una maggiore ripercussione in termini quantitativi e qualitativi, utilizzando le stesse risorse che si vorrebbero oggi spendere per l’edilizia, ma avrebbero un impatto infinitamente minore sul territorio con beneficio dell’ambiente e dell'occupazione. Nella realtà il ciclo del cemento si rimette in moto alla grande come se fosse l’unica strada di uscita ad una crisi strutturale della società del consumo e del malaffare. Quando finirà, quando il popolo campano si accorgerà che dovrà riprendere in mano il proprio futuro e cacciare via quanti, hanno offeso e distrutto la sua dignità?