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Data:   22-12-07
Titolo:   Assalto rifiuti nell'agro caleno
Discussione   Egregi sigg. Russo, sindaco di Francolise, Lino Martone, sindacalista del SIIAB, dr. Vincenzo D’Amore, veterinario e uomo pubblico, Ernesto Buondonno, Cesare Auriemma ed Emanuela Vigliotti, allevatori bufalini. I sottoscritti dr.agr. Giuseppe Messina e dr. Antonio Romano, nella qualità di rappresentanti del Comitato Emergenza Rifiuti, costituito da oltre centro associazioni di tutto il territorio casertano, con la presente vogliono manifestare la solidarietà della società civile casertana in ordine al vostro impegno per la difesa del territorio e, al tempo stesso per ricordare i fatti e rappresentarvi una situazione, dal nostro punto di vista, che avrebbe potuto prendere un’altra direzione con uno sbocco positivo per tutta la regione e che invece sta facendo precipitare la Campania, per la prima volta in 13 anni di cosiddetta emergenza rifiuti, in un disastro sanitario e ambientale mai riscontrato. Tutto ciò nonostante l’attuale situazione era prevedibile e da noi rappresentata a tutti i responsabili (Provincia e Prefettura di Caserta, Commissariato di governo) sin dal marzo scorso, quando abbiamo tentato inutilmente di fermare la scelta interessata, illegale e pericolosa di Lo Uttaro e senza che ci fossero segnali per prospettare finalmente scelte per affrontare l’emergenza e porre le basi per il superamento della crisi. Ribadiamo che la situazione odierna era prevedibile e crediamo che i responsabili dovranno assumersi fino in fondo la responsabilità di quanto sta accadendo. E’ necessario ricordare i fatti ricordando - Che dal 1994 è in corso presso la Regione Campania una crisi in ordine allo smaltimento dei rifiuti urbani chiamata “emergenza rifiuti” per la quale innumerevoli provvedimenti del governo centrale hanno legittimato, ora prefetti, ora autorità politiche, ora la Protezione Civile ad affrontare la problematica con ogni mezzo e spesso al di fuori della ordinaria legislazione. - Che, con provvedimento del Prefetto Pansa, Commissario delegato per l’emergenza rifiuti nella Regione Campania ex OPCM 3601 del 06/07/2007 in data 30 novembre 2007 prot. n. 2942/CD-Rif avente per oggetto “esecuzione del decreto di urgenza degli immobili necessari agli studi di fattibilità per la realizzazione di una discarica” in base agli artt.23 e 24 del D.P.R. 8/06/2001 n.327 e del Dgls 27/12/2002 n.302 si sono avvisati i proprietari della data di svolgimento delle operazioni di immissione in possesso e di accertamento dello stato di consistenza in quanto ha stabilito di realizzare una discarica provinciale nel territorio del Comune di Pignataro Maggiore in località Torre Ortello conosciuta come Cento Moggia per una superficie di Ha 45.38.58; - Che il terreno in questione per tre quarti è stato confiscato, passato in proprietà al comune di Pignataro Maggiore e dato poi in concessione alla cooperativa Agrorinasce che ha anche ottenuto dei fondi comunitari, per centinaia di migliaia di euro, per la sua valorizzazione; - Che un quarto della superficie di detto appezzamento, oggetto del decreto di occupazione, non rientra nei terreni confiscati alla camorra e quindi sottoposta ad una procedura ordinaria di esproprio con regolare corresponsione di indennità; - Che la proprietà della suddetta superficie, più di 100.000 metri quadri, fa capo ad una società cui dovrebbe essere richiesto il certificato antimafia visto che beneficerà di un cospicuo rimborso per l’occupazione o per l’esproprio del suolo; - che con Ordinanza n.428 del 12 dicembre 2007 il Commissario Prefetto Pansa autorizzava l’immediato accesso al sito in località Carabottoli in agro di Carinola allo scopo di realizzare un sito di stoccaggio di rifiuti denominati “ecoballe”; con successivo provvedimento prot. n. 30867/CD/rif del 13/12/2007 eseguiva il “decreto di occupazione d’urgenza degli immobili necessari ai lavori per la realizzazione del sito per lo stoccaggio di rifiuti secchi imballati derivanti da vagliatura (CER191212)” per una superficie totale di Ha 7.53.75; Con ordinanza n.454 sempre del 12 dicembre 2007 il Prefetto-Commissario Pansa disponeva tra l’altro, l’occupazione d’urgenza; - Che per la natura del territorio che si trova praticamente a contatto con la falda freatica, l’unica utilizzazione produttiva è il pascolo; - Che tali scelte, così come quella di Lo Uttaro a Caserta appaiono interessate e prive di ogni fondamento tecnico, economico, ambientale e paesaggistico e legittimato solo da una norma, la legge n.87 del 2007 ma non da giustificare e accantonare misteriosamente quanto non disinteressatamente atti che avrebbero per tempo prevenuto l’attuale crisi sanitaria e ambientale e allocare la nuova discarica in siti idonei sotto ogni punto di vista e nel rispetto della normativa vigente in materia e della condivisione. A tale riguardo vale la pena ricordare che:  In data 11 novembre 2006 l’allora Commissario di Governo dr. Bertolaso, sottoscrisse un protocollo d’intesa con il presidente della Provincia di Caserta e con il sindaco di Caserta per la realizzazione di una discarica in località Lo Uttaro di Caserta che, sulla base di una precisa denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di santa Maria Capua Vetere, il sito è stato sequestrato e inviate n.12 avvisi di garanzia, ove si accusano i presunti responsabili di falso in atto pubblico, turbativa d’asta, inquinamento della falda freatica, ecc. ecc.  Nello stesso protocollo all’art.5 si legge: “5.la Provincia di Caserta si impegna a predisporre, entro il 31 dicembre 2007, un piano provinciale in materia di rifiuti, che preveda, tra l’altro, la compiuta realizzazione dell’impiantistica al servizio della raccolta differenziata tale da garantire il conseguimento dei risultati previsti dalla vigente normativa in materia in ogni comune della provincia;”.  Nel mese di febbraio 2007 il prof. Dè Medici, geologo dell’Università di Napoli Federico II, a seguito numerosi contatti e collaborazione a titolo gratuito con la struttura commissariale consegnò uno studio completo nel quale venivano indicati una serie di comprensori in provincia di Benevento ma soprattutto in provincia di Avellino dove, senza alcun impatto ambientale e con pochissima spesa e in tempi estremamente ridotti (stimati in circa 20 giorni) si sarebbe potuta realizzare una discarica di notevole volumetria e capace anche per lungo periodo di assorbire l’intera produzione di rifiuti dell’intera regione. Con questa soluzione, vale la pena ricordarlo e sottolinearlo, le amministrazioni locali, la regione e lo stesso commissariato di governo avrebbero avuto il tempo tecnico di affrontare e risolvere agevolmente tutti i problemi generati dalla cosiddetta emergenza rifiuti. Sulle proposte del prof. Dè Medici il Commissariato non ha effettuato, per quanto è dato sapere, nessuna azione o atto, nonostante si concordasse con la proposta dello scienziato.  Il 12 marzo 2007 il Commissario Bertolaso nel corso di un’audizione riservata presso la Commissione ambiente della Camera dei deputati, dichiara che il suo staff ha individuato “purtroppo” solamente 665 siti in tutta la regione che potrebbero essere destinate a discariche.  Sui siti oggetto della presente protesta, sono stati disposti accertamenti tecnico-scentifici che hanno evidenziato potenziali devastazioni ambientali e danni alla salute ove mai venissero stoccati i rifiuti chiamati in Campania “ecoballe” o venisse realizzata la discarica provinciale, come da relazioni: del Prof. Dott. Corrado Buondonno dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; del Prof. Franco Ortolani ordinario di geologia dell’Università di Napoli Federico II; dei geologi dott. Giuseppe Cuccaro e dott. Giuseppe D’Onofrio. E’ emerso, tra l’altro che la realizzazione di una discarica in un’area ad altissima fertilità e potenzialità produttiva, dove le falde acquifere affiorano a 50 cm dal piano di campagna nei periodi di massima alimentazione meteorica, sarebbe causa di un vero disastro ambientale con possibili ed estesi contagi di infezioni e patologie varie in danno dei cittadini di tutti i comuni limitrofi e il rischio di una devastazione ambientale dell’ecosistema che si è creato rei dintorni del paese. In tale evenienza è certamente insito il pericolo di una lesione al diritto alla salute che merita adeguata tutela; è stato accertato, sotto diversi profili, l’assoluta inadeguatezza del sito per la realizzazione della discarica perché è il presupposto certo di un preciso danno ambientale cui si aggiunge una serie interminabile di danni ulteriori a tutto il comparto agricolo individuato dal disciplinare del Consorzio Tutela di Bufala Campana come territorio per la produzione della “Mozzarella di Bufala Campana” a marchio DOP e della “Melannurca Campana” a marchio IGP.  Il Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno (l’area rientra nel comprensorio del succitato consorzio), inoltre, con nota prot. n. 4657 del 29 novembre 2007 indirizzata ai comuni di Camigliano e Pignataro maggiore, sottolinea la presenza sull’area destinata a discarica di una fitta rete di canalizzazioni di bonifica tributaria del canale Agnena e rio Lanzi e chiarisce che “rispetto ad ogni nuova costruzione occorre necessariamente acquisire il preventivo parere idraulico del consorzio al fine di scongiurare eventuali dissesti idrogeologici e garantire la sicurezza idraulica. Tanto premesso, dai fatti sopra esposti si evidenzia secondo gli scriventi un colpevole, disinvolto e disattento uso del potere emergenziale e derogatorio. Invero anche in situazioni di emergenza che richiedono l’apertura di discariche o siti di stoccaggio di rifiuti, l’ubicazione delle stesse non può essere disposta in deroga alle prescrizioni poste a specifica garanzia degli stessi interessi pubblici (salute pubblica ed ambiente salubre) prioritari e non disponibili, cui gli interventi urgenti per lo smaltimento dei rifiuti dovrebbero ovviare. Riteniamo, pertanto, il comportamento della Provincia di Caserta e del Commissariato di governo grave ed omissivo per aver, di fatto, generato l’attuale situazione. Le circostanze, a nostro giudizio, sono le seguenti: 1) Il Commissario di governo per l’emergenza rifiuti, con il protocollo d’intesa dell’11 novembre 2006 si sarebbe aspettato dalla Provincia di Caserta il piano di cui all’art.5 del citato atto. Questo avrebbe senz’altro consentito di affrontare e risolvere rapidamente la crisi e superare la cosiddetta emergenza rifiuti in quanto un piano condiviso (e vi era tutto il tempo) avrebbe dato certezza e prospettiva ad un settore dove la camorra ha condizionato e condiziona le scelte della P.A. come ha copiosamente provato la Magistratura in questi anni e anche recentemente con alcuni clamorosi provvedimenti e come la cosiddetta emergenza rifiuti sia stata utilizzata quale strumento di pressione nei confronti dell’opinione pubblica per favorire scelte tecnologiche per favorire precisi gruppi industriali, anche questa circostanza provata dalla magistratura e oggetto di processo penale. Il comportamento della Provincia appare tanto più grave e colpevole in quanto sin dal marzo 2007 e poi ancora con l’art.6 della L.5/07/2007 la Provincia di Caserta aveva poteri e compiti precisi per superare la crisi, vista la scelta della provincializzazione della gestione del ciclo dello smaltimento dei rifiuti urbani ed altresì la scelta di nominare i Presidenti delle Province Sub-Commissari Ad oggi detto piano non è stato elaborato e non si ha alcuna percezione di atti dovuti dall’ente locale in ordine alla problematica affacciata e qui ricordata. Addirittura, in occasione della Conferenza Regionale del 30 ottobre 2007 il presidente della Provincia di Caserta “afferma di non poter fornire alcuna indicazione su possibili siti di stoccaggio…..rammenta ai presenti il recente impegno, in fase di formalizzazione, circa la collocazione della nuova discarica che sostituirà quella di Lo Uttaro…”. Vale la pena ricordare che l’elaborazione del Piano rifiuti per la Provincia non rientrava tra le opzioni politiche ma da incarico preciso del Commissario di governo per l’emergenza rifiuti nell’ambito dei suoi poteri, accettato e sottoscritto dai presidenti delle Province . 2) Come sopra ricordato e comprovato dalla dichiarazione resa dal prof. Dè Medici in occasione di una conferenza stampa tentasi il 12 maggio 2007 presso l’Istituto Studi Filosofici di Napoli, lo studio e i siti individuati sin dal febbraio 2007 avrebbero consentito largamente di affrontare tutte le problematiche connesse a monte e a valle del problema smaltimento rifiuti (stoccaggio delle “ecoballe” comprese), atteso che un sito di stoccaggio e una discarica anche di livello regionale avrebbero potuto supportare ogni decisione di chiusura o sospensione di attività dei cosiddetti ex CDR e di qualunque impiantistica scelta o in costruzione. Tuttavia il predetto studio che, in un primo momento viene accolto con entusiasmo dal commissario di governo p.t., dott. Bertolaso, sparisce; viene misteriosamente e immotivatamente accantonato, senza peraltro sviluppare alcuna alternativa credibile sul piano tecnico e della fattibilità temporale. Il caos di questi giorni ne costituisce una prova inconfutabile. Val la pena precisare ancora che presso i magazzini del Commissariato di governo giacciono ben 5 impianti di compostaggio. Ancor più pubblicamente il Prefetto Pansa, in occasione di un incontro a Napoli presso il Commissariato di governo con le associazioni e i movimenti, in data 25 ottobre dichiarò che non era possibile montare gli impianti in parola, nonostante l’impegno del suo predecessore, in quanto “sono stati cannibalizzati”. C’è da chiedersi il significato di detta espressione dal momento che il Commissariato di Governo della Campania, in 13 anni di emergenza, pur sapendo che la crisi dei rifiuti è generata dall’allarme sanitario dovuto alla frazione umida dei rifiuti urbani prodotti, non ha ritenuto mai stranamente di realizzare alcun impianto di compostaggio che avrebbe certamente da subito risolto gran parte dei problemi. Inoltre avrebbe potuto bloccare ogni protesta e la stessa emergenza rifiuti avrebbe assunto ben altro significato sia in termini sociali, sia in termini economici, sia soprattutto in termini di scelte tecnologiche in direzione della legge che obbliga alla raccolta differenziata. Cosa del tutto inesistente nella Regione Campania soprattutto nelle città più importanti che producono, com’è noto, la quasi totalità dei rifiuti nella Regione Campania (la sola città di Napoli contribuisce per oltre il 60% del totale dei rifiuti prodotti nella regione). 3) E’ a tutti noto che l’attuale situazione di crisi è vieppiù provocata in quanto l’emergenza non è stata determinata dal sequestro della discarica Lo Uttaro effettuata dalla magistratura penale di Santa Maria Capua Vetere nel novembre scorso (quando ormai l’impianto era soprassaturo). La stessa magistratura sammaritana, infatti, ha accertato la circostanza che funzionari pubblici delegati per la scelta del sito da destinare a discarica hanno dichiarato il falso circa la volumetria dell’invaso (400.000 mc così come richiesto dal commissario di Governo Bertolaso), facendo ricadere la scelta su Lo Uttaro. Tutto ciò è risultato dalla perizia del CTU, prof. Salvatore De Rosa in occasione del procedimento ex art.700 promosso da cittadini di Caserta e dal Comitato Emergenza Rifiuti, presso il Tribunale di Napoli (procedimento iscritto al n.31011 + 31038/2007 R.G.) “il volume residuo disponibile per l’abbanco di rifiuti non può ritenersi superiore ai 200.000 m3”. Dato che se la discarica avesse avuto la volumetria richiesta (aldilà della localizzazione), essa sarebbe potuta durare fino a tutto il 2008. Ciò non è stato per la circostanza sopra ricordata e più volte rappresentata dal Comitato Emergenza Rifiuti al Commissariato di governo, così come alla Provincia di Caserta che avrebbero dovuto per tempo (es. già dall’agosto 2007) programmare la costruzione di una nuova discarica e prevenire l’attuale situazione di caos e di emergenza sanitaria e ambientale tale da indurre i decisori a scegliere in virtù di una provocata crisi emergenziale siti anche non idonei in ragione di una norma che ne avrebbe giustificata la localizzazione (ved. L n.87 del 2007). Tale comportamento, a nostro modesto parere, colpevolmente omissivo in ordine alle scelte effettuate e/o suggerite, appare ancora più stupefacente e sconcertante se si pensa alla preferenza data per la realizzazione dell’ennesimo sito di stoccaggio alla località Carrabottoli – Carinola e dell’ennesima discarica fatta nel comune, Pignataro Maggiore – Cento moggi. I terreni da destinare, infatti, agli impianti non sono adatti perchè la falda freatica si trova ad appena 50 cm dal piano di campagna (con la conseguenza che la contaminazione inevitabile delle falde riguarderebbe l’acqua delle zone del basso Volturno creando un disastro ambientale di proporzioni non calcolabili). A tal proposito basta leggere: 1) la Proposta di Piano Regionale rifiuti urbani della Regione Campania elaborato dalla struttura Commissariale del Prefetto Pansa dove si manifesta chiaramente una preoccupazione per la tutela delle norme idriche e testualmente si legge a pag. 253 “Le aree già degradate dalla presenza di cave, se rispondenti agli altri criteri di localizzazione, in particolare quelli di tutela delle norme idriche, possono rappresentare un’opportunità per la localizzazione degli impianti di discarica o di trattamento degli inerti (impianti di recupero)”; 2) la sintesi non tecnica del Rapporto Ambientale, facente parte integrante e sostanziale del Piano sopra citato, nella quale, nelle schede sui “Criteri localizzativi discarica” esclude la possibilità di allocare discariche in siti come quello di individuato incede dalla stesa struttura commissariale a Carinola e a Pignataro Maggiore. Occorre anche ricordare, se la memoria non ci inganna, che il Gruppo di Diagnostica, operante presso il Prefetto Delegato Improta, all’epoca responsabile per l’emergenza rifiuti in Campania (anno 1994), costituito dal Servizio Geologico Nazionale, l’Istituto Superiore di Sanità, Ministero dell’Ambiente, ecc. aveva escluso la possibilità di intervento nel territorio di Carinola. Su tale circostanza vi potrà essere utile il responsabile dell’allora Struttura tecnica operante per la Provincia di Caserta presso la Prefettura, ing. Bruno Orrico. Considerato inoltre che tra l’altro: - E’ stato violato il principio di precauzione, sancito dall’art.174 del Trattato CE che testualmente recita “In caso di pericoli anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente deve essere assicurato un alto livello di protezione”; - E’ stato violato il decreto legislativo 18/05/2001 n.228 "orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'art.7 della legge 05/03/2001 n.57" che all'art.21 dispone "norme per la tutela dei territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità"; - Si è abusato del potere conferito dal Governo per il Prefetto Pansa utilizzando criteri non oggettivi sulla scelta dei siti e scartando invece quelli che già erano stati considerati idonei dallo stesso Commissario p.t. Ricordiamo i 19 siti di cava individuati nei primi giorni di novembre per la Provincia di Caserta anche se tale scelta non solo confligge con le norme del P.R.A.E. - Il Presidente della Provincia si è reso, a parere nostro, omissivo non elaborando il Piano rifiuti per il quale aveva ricevuto un preciso incarico peraltro accettato e sottoscritto, ha anche – per quanto è dato sapere - indicato siti inadeguati non supportati da quelle analisi cui la legge fa obbligo per un’A.P. non avendo questa alcuna deroga come per il Commissario di governo per l’emergenza rifiuti. Noi riteniamo che le autorità ricordate con i loro atti e comportamenti omissivi o abusando del loro potere o operando contro legge si sono resi responsabili dell’attuale situazione chiamata “emergenza rifiuti” e colpevolmente e in modo interessato (come per lo Uttaro e magari con l’intento di far fallire l’intervento commissariale nella Regione, fallimento alimentato dalla stessa struttura commissariale) hanno indicato e/o individuati siti contro ogni logica tecnica, scientifica, economica, ambientale, paesaggistica ed economica, da ultimo con l’individuazione dei siti in località Carabottoli nel Comune di Carinola e del sito Torre Ortello conosciuta anche come Cento Moggia nel comune di Pignataro Maggiore; con l’aggravante che tutto ciò è stato compiuto pur alla presenza di atti e soluzioni - già verificati in sede tecnica e quant’altro - che avrebbero potuto consentire di affrontare senza esporre la cittadinanza a ulteriori rischi certi per la salute pubblica e danni evidenti al territorio per la cosiddetta “emergenza rifiuti” così colpevolmente generata da abusi, omissioni, ritardi, potendo per tempo scegliere siti idonei e rispettosi della normativa vigente . Rimaniamo a disposizione per ogni aiuto e supporto che dovesse essere necessario.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   04-01-08 alle ore 17:06
Titolo:   All'ordine agronomi
Discussione   al Presidente dell’ordine Agronomi Caserta Egregio sig. Presidente, trovo singolare e francamente discutibile il silenzio del nostro ordine professionale sulla vicenda della cosiddetta “emergenza rifiuti”. Ho trovato sconveniente il silenzio di codesto Ordine professionale sulla discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro, dove il CTU ci (Comitato Emergenza Rifiuti) ha dato ragione sull’illegalità complessiva e provato l’inquinamento della falda freatica. Trovo, invece, colpevole il silenzio dell’ordine degli agronomi su quanto stanno facendo i tenici del Commissario di governo nella scelta di Carinola e Pignataro Maggiore, dove alla questione ambientale, si aggiunge quella economica e produttiva dove, com’è noto, in quelle zone si producono la mela Annurca (IGP) e la mozzarella di bufala campana (DOP). Immaginatevi cosa potrebbe significare una discarica di rifiuti imbustati e una discarica per rifiuti tal quali in aree dove la falda si trova ad appena 50 cm dal piano di campagna! Credo che sia quantomai urgente che il Consiglio dell’ordine dei dottori agronomi e forestali valuti con tutto il rigore tecnico e scientifico, ma anche con l’urgenza che una simile testimonianza potrebbe avere, la situazione in corso; faccia sentire la sua voce in quanto l’attuale silenzio, viste le implicazioni generali, complessive, tecniche ed economiche potrebbe essere inteso come accondiscendenza inaccettabile. Allego alcuni atti che possono togliere ogni residuo dubbio. Qualora ce ne fossero. Si rimane in attesa di riscontro. Dr.agr. Giuseppe Messina".

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