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Data:   17-09-07
Titolo:   Emergenza rifiuti
Discussione   Secondo voi la cosiddetta emergenza rifiuti è un fatto di natura tecnica, ossia difficoltà o incapacità ad individuare il ciclo giusto per la Regione Campania, oppure si tratta d'altro. E di cosa?
Risposta di gennaro esposito
Email:   genespos@genespos.it
Data:   18-09-07 alle ore 12:54
Titolo:   RE: Emergenza rifiuti
Discussione   per la verità più che una domanda, Lei dovrebbe delle risposte, considerato che quarda caso l'emergenza inizia quando Lei era assessore del Comune di Caserta proprio all'Ambiente Ecologia ect. Certo che tredici anni sono molti, ma come ci insegna c'è sempre un'inizio.e la mastropietro non è li da tempo immemorabile? Se Lei avesse fatto un buo lavoro, probabilmente non saremmo in queste condizioni.Grazie e scusi se è poco
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   18-09-07 alle ore 20:53
Titolo:   RE: Emergenza rifiuti
Discussione   Per la precisione le potrei anche aggiungere a quello che lei ha detto che nel 1994 mi sono recato con 54 sindaci di questa provincia a Roma con un dossier, dove dimostravo il legame rifiuti-camorra, e chiesi al Ministro il commissariamento della Regione Campania in materia di smaltimento rifiuti. Le potrei anche dire che la provincializzazione è stata una mia proposta; così come le potrei dire che il ristoro è stato inventato da me e oggi usato praticamente in tutta Italia, le potrei dire, infine, che sono stato presidente (senza stipendio) del cosnorzio CE3 e di aver lasciato, alla fine del mandato: 15 miliardi liquidi, 20 miliardi e 400 milioni per l'impianto di compostaggio; 4 progetti per impianti approvati, 20 miliardi di crediti da riscuotere. Infine, da ssessore avviai nel 1997 la raccolta differenziata (ssecondo semestre 97) raggiungendo in pochi mesi (divisone secco/unido - cassonetti verdi e rosa) bel il 7%. Scusi se è poco
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   11-10-07 alle ore 17:41
Titolo:   Lo Uttaro non interessa a De Franciscis
Discussione   Il Comitato dei Garanti, nelle persone dei dott. Nicola Santagata e Giuseppe Lembo, avevano convocato per oggi una riunione di tutto il Comitato dei garanti, nominato dal Commissario di governo per l’emergenza rifiuti allo scopo di informare tutti i membri del lavoro svolto sinora e, soprattutto per individuare atti e azioni utili da intraprendere in considerazione delle problematiche legate alla cattiva gestione della discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro aggravata da una costruzione pessima dell’impianto realizzato su rifiuti precedentemente e illegalmente sversati e che hanno interessato la falda freatica. Alla riunione si presentato solamente l’assessore Rossi in nome e per conto del comune di S.Nicola La Strada, mentre il presidente della Provincia, De Franciscis, il sindaco di Maddaloni e San Marco non solo non sono andati ma non hanno informato il comitato della loro assenza. Il sindaco di Caserta ha invece inviato una lettera scusandosi per non poter partecipare, per precedenti impegni e ha messo a disposizione i locali comunali per la prossima riunione la cui data è ancora da decidersi. Quella odierna è stata dunque rinviata. “Se mai c’era bisogno di qualche ulteriore prova, è questo il Commento del Comitato Emergenza Rifiuti, che, quando si dovrebbe passare dalle parole ai fatti e prendere atto della gravissima situazione della discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro i nostri amministratori si danno letteralmente alla fuga”. Tanto più grave appare l’assenza del presidente della provincia il quale, esattamente 11 mesi fa si era impegnato, con la sottoscrizione del protocollo d'intesa, con il commissario Bertolaso ad elaborare e presentare in poche settimane il piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti. Piano del quale non è stata scritta una sola riga. E’ evidente che per questi amministratori valgono di più le parole senza fatti a partire dalla raccolta differenziata e dal citato piano provinciale che rimangono nelle parole di quanti, in questi anni hanno volutamente alimentato la cosiddetta emergenza rifiuti unicamente per interessi economici o politici. Per questo motivo, ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura, penale, civile e contabile, alla quale abbiamo chiesto, ancora una volta, di far giustizia di questa situazione che ha generato un vero e proprio disastro ambientale e sanitario a danno dell’erario, della salute e delle tasche dei cittadini campani e casertani”.
Risposta di Giuseppe
Email:   giume@libero.it
Data:   07-11-07 alle ore 17:46
Titolo:   Al Consiglio comunale di Caserta
Discussione   SIG SINDACO, SIGG. ASSESSORI, SIGNORI CONSIGLIERI COMUNALI DI CASERTA, SIGG. DIRIGENTI Il Comitato Emergenza Rifiuti in ordine alla discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro, espone quanto segue. Premesso che a seguito dell’apertura della discarica ubicata nella cava Mastropietro in località Lo Uttaro di Caserta, e dopo il ricorso ex art. 700 cpc presentato dai cittadini del villaggio Saint Gobain rappresentati dall’avvocato Luigi Adinolfi, la giudice Fausta Como del Tribunale di Napoli, in considerazione del pregiudizio imminente e irreparabile danno per la salute pubblica, in data 2 agosto 2007 ordinava all’ACSA CE3 ed al Commissariato di Governo di astenersi dalla gestione e dall’esercizio dell’impianto di discarica. Tale attività è rimasta sospesa per solo due giorni, fino all’accoglimento (inaudita altera parte) della sospensiva dell’ordinanza del giudice monocratico richiesta dal Commissariato di Governo e motivata dall’interruzione dello sversamento nel sito di stoccaggio di Serre dovuto ai lavori di rifacimento del manto stradale! Il collegio dei giudici napoletani, nell’ambito dello stesso procedimento nominava in data 24 agosto il Prof. Salvatore De Rosa, docente dell’Università della Calabria, quale Consulente Tecnico d’Ufficio, al fine di relazionare e rispondere a specifici quesiti posti dai magistrati e, in particolar modo, sul pregiudizio che l’esercizio della discarica comportava per la salute dei cittadini. Il CTU il 15 ottobre 2007 depositava una relazione che confermava in toto l’ordinanza della Giudice Fausta Como e quindi il danno imminente e irreparabile per la salute dei cittadini, oltre a registrare fatti e circostanze nuovi di rilevanza penale e ambientale gravissimi (lavori inesistenti, progetti ripetuti, allocazione del sito, mancata consegna di atti, ecc.). Si pensi, a tale proposito che la discarica dichiarata da funzionari pubblici per una volumetria di 450.000 mc è risultata, invece, di soli 200.000 mc aggravando, di fatto, l’emergenza in una nuova e più grave emergenza. Sono stati spesi, inoltre, oltre 70.000 euro per l’estirpazione di alberi inesistenti; o si è dichiarato che il sito era pressoché pronto mentre sono stati spesi milioni di euro per attrezzarlo (sia pure in modo irregolare); o che si è dichiarato il falso affermando che nel sito in parola non esistevano rifiuti in precedenza sversati. Rilevato che i cittadini dei Comuni di Caserta, San Nicola La Strada, Maddaloni e San Marco Evangelista, preoccupati per la propria salute, hanno manifestato sin dall’inizio più volte la loro contrarietà all’apertura di questa ulteriore discarica in una località che la Regione Campania, già nel settembre 2005 indicava come “Sito di interesse nazionale” da mettere in sicurezza e da bonificare e che, inoltre, la legge 290 del dicembre 2006 scartava l’area in questione in quanto già interessata dallo sversamento di oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti, di incerta natura e provenienza e da aree di trasferenza e di stoccaggio. Accertata la carente gestione della discarica oltre che dal CTU anche dai tecnici del comitato dei garanti dott. Nicola Santagata e dott. Giuseppe Lembo attraverso ben dieci visite ispettive effettuate nel sito e nei cui verbali hanno trascritto costanti anomalie dell’impianto quali il ristagno di percolato nell’invaso, la mancanza di precauzioni come l’abbattimento delle polveri durante il conferimento, il mancato lavaggio dei camion e l’assenza di personale adeguato e di controllo nell’impianto, soprattutto durante la fese di sversamento, contravvenendo alla normativa vigente in materia. E’ stata accertata, inoltre, la mancata corrispondenza tra quanto sostenuto dall’Ing. Limatola, direttore del Consorzio Acsa Ce3, e riportato nei codici attribuiti ai rifiuti e il materiale effettivamente scaricato nel sito, ovvero rifiuti spesso tal quale o di natura diversa da quello risultante dai certificati CER. Ad aggravare la situazione si è aggiunto l’atteggiamento ostruzionistico del Consorzio Acsa Ce3 anche nei confronti del Comitato Emergenza Rifiuti e la mancata ottemperanza alle richieste del Comitato dei Garanti di fornire le copie dei risultati delle analisi sulle campionature di rifiuti effettuate del laboratorio Chelab incaricato dalla stessa ACSA CE3. Stesso atteggiamento l’Acsa lo ha tenuto nei confronti del CTU. E’ palese l’intento di occultare documenti pubblici che dovrebbero essere accessibili a tutti i cittadini (tanto più ai controllori o ad un consulente del giudice) in nome della legalità e dell’obbligo alla trasparenza per un ente pubblico. Dai pochi rapporti di prova della Chelab (rinvenuti in sede di giudizio) il laboratorio definisce parte dei rifiuti conferiti, talmente pericolosi da non potersi smaltire nemmeno in discariche per rifiuti pericolosi. Considerato che occorre porre in essere atti e azioni utili per salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente (si pensi alla falda freatica inquinata così come accertato anche dal CTU), messi in crisi dalla presenza di quest’ultima discarica che ha probabilmente compromesso in modo definitivo la falda freatica, l’ambiente, il paesaggio in continuità con i precedenti sversamenti in discariche che, per effetto di una cronica inefficienza o assenza di controlli da parte dell’ente Provincia, ha determinato una situazione di autentico disastro ambientale e sanitario. Visto il pronunciamento del 2 agosto emesso dal giudice del Tribunale Civile di Napoli, dr.ssa Fausta Como così motivato: 1) Mancanza di misure idonee che evitino un grave danno alla salute pubblica e all’ambiente; 2) Nessun cenno nel protocollo d’intesa sulla sicurezza dell’impianto; 3) La scelta di una soluzione basata sulla fretta e sull’emergenza a discapito della salute pubblica; 4) Trattasi di sito assolutamente inidoneo in quanto inquinato; 5) Presenza di inquinamento in tutte le falde acquifere sottostanti; 6) Presenza di rifiuti non smaltibili in discarica per l’alta pericolosità (analisi Chelab, carbonio disciolto, ammonio, mercurio); 7) Allestimento della discarica con sovrapposizione di precedenti rifiuti abbancati e sommersi. Vista la relazione del CTU che conferma fa proprie e aggrava le motivazioni sopra riportate nell’ordinanza del citato giudice Como; Visti i verbali del Comitato dei Garanti nominato dal Commissario di Governo, nonché la documentazione fotografica allegata ai citati documenti che accertano, tra l’altro, l’inefficiente gestione del sito da parte del consorzio Acsa Ce3 e le disfunzioni nell’allestimento dell’impianto stesso (evidenziate anche dal CTU) di cui è responsabile il Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti; Visto il dissenso più volte manifestato pubblicamente dai cittadini della conurbazione casertana, che hanno il diritto di vivere in un ambiente salubre ma soprattutto di essere tutelati nella propria salute da quanti ne hanno la responsabilità, a partire dal primo cittadino IL COMITATO EMERGENZA RIFIUTI si rivolge a lei sig. Sindaco e a tutto il Consiglio Comunale, indipendentemente dal pronunciamento del collegio dei giudici del Tribunale di Napoli che avverrà dopo l’udienza del 7 novembre p.v. e che certo non potrà in ogni caso modificare lo stato dei luoghi, così come rappresentati dal CTU per chiedere di sospendere immediatamente lo sversamento nel sito di discarica illegale e pericoloso per non aggravare ulteriormente uno stato dei luoghi dove è in corso un accertato disastro ambientale e sanitario. Si chiede, in particolare, al sig. Sindaco di Caserta, nella sua qualità di Ufficiale del Governo, che sovrintende alla emanazione degli atti in materia di sanità e di igiene pubblica, che può adottare provvedimenti contingibili e urgenti in materia di sanità e di igiene al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini, vista l’eccezionalità della problematica: 1. Di emettere un’ordinanza per la chiusura ad horas della discarica Lo Uttaro di Caserta, l’allontanamento del percolato e la messa in sicurezza dei luoghi; 2. Di avanzare richiesta al Commissario per le bonifiche per lo svuotamento, con ogni consentita urgenza, dell’impianto dai rifiuti e la bonifica dell’area; 3. Di procedere alla rimozione e messa in sicurezza dei rifiuti giacenti nei siti di stoccaggio e di trasferenza ubicati nella stessa località, così come previsto dal Protocollo d’Intesa firmato tra il Commissariato, il sindaco di Caserta e il Presidente della Provincia l’11 novembre 2006; 4. Di avviare immediatamente un piano di raccolta differenziata dei RSU, comprendente l’utilizzo di impianti di compostaggio dell’umido e l’avvio del riciclaggio delle materie in essi contenute attraverso i contratti con i consorzi, in modo da raggiungere almeno la percentuale prevista dalle vigenti normative (35%); 5. Di bloccare qualsiasi ampliamento del sito di discarica cosi come siglato nel protocollo d’intesa e di impedire che i 200mila cittadini della conurbazione casertana possano continuare a subire l’apertura di altre discariche in un territorio inquinato oltre ogni limite, da sottoporre a immediata bonifica e messa in sicurezza; 6. Di far proprie le proposte dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, in ordine alla individuazione di siti alternativi ove realizzare in pochi giorni discariche la cui volumetria consentirebbe di costruire tutti gli impianti relativi ad un corretto ciclo dei rifiuti per la provincia di Caserta, così come per l’intera Regione Campania; 7. Di inviare alla Procura della Repubblica gli atti relativi alla costruzione e gestione della discarica, nonché tutti gli atti (nota Prefetto Stasi del 28 ottobre 2006 in particolare) che hanno reso possibile il disastro già preannunciato da questo comitato e sancito anche dal Comitato dei Garanti, così come dal CTU. Il Comitato Emergenza Rifiuti Chiede al Consiglio Comunale di sostenere le presenti proposte e di supportare l’azione dell’amministrazione attiva nel processo di ritorno alla legalità e alla serenità chiesto ancora una volta dai cittadini rappresentati dal Comitato. Vale la pena ricordare a tutto il Consiglio Comunale che, indipendentemente dal fatto che la discarica di Lo Uttaro ricada sul territorio di Caserta, i suoi effetti negativi stanno interessando in modo assai rilevante e con conseguenze negative ancora da valutare anche e soprattutto i cittadini dei comuni di San Nicola, San Marco e Maddaloni. La scelta, effettuata senza aver richiesto l’opinione, il coinvolgimento e la corresponsabilizzazione dei rappresentanti di detti Comuni, ha costituito un’ulteriore violazione dei diritti dei cittadini e conferma la volontà di gravare le vicine popolazioni a favore degli elettori casertani, dimostrando una miopia ed egoismo politico senza attenuanti, così come già dimostrato anche dalla precedente Amministrazione allorquando ubicò nella stessa zona sia il sito di trasferenza che quello di stoccaggio, provocando così l’allontanamento di un’importante realtà produttiva nel settore informatico quale la EDS che contava centinaia di addetti e la chiusura per disposizione sanitaria e l’abbandono totale del macello comunale, costato oltre cinque milioni di Euro e unico in Campania con il bollino verde dell’Unione Europea, generando danni all’economia, alla zootecnica, all’erario e alla salute pubblica. Di tanto gli amministratori che hanno prodotto tali danni dovranno dare conto alla cittadinanza e alla Corte dei Conti. A sostegno di quanto affermato si ricorda che la carta di Aalborg, approvata fin dal 1994 in occasione della Conferenza Europea sulle città sostenibili recita testualmente, tra l’altro, che: “Sostenibilità a livello ambientale significa conservare il capitale naturale. Ne consegue che il tasso di consumo delle risorse materiali rinnovabili, di quelle idriche e di quelle energetiche non deve eccedere il tasso di ricostituzione rispettivamente assicurato dai sistemi naturali e che il tasso di consumo delle risorse non rinnovabili non superi il tasso di sostituzione delle risorse rinnovabili sostenibili. Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità dell'atmosfera, dell'acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze. Inoltre, la sostenibilità dal punto di vista ambientale implica la conservazione della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell'atmosfera, dell'acqua e dei suoli a livelli sufficienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere degli esseri umani nonché degli animali e dei vegetali”. La Carta di Aalborg fu firmata, inizialmente, da 80 amministrazioni locali europee e da 253 rappresentanti di organizzazioni internazionali, governi nazionali, istituti scientifici, consulenti e singoli cittadini. Con la firma della Carta le città e le regioni europee si sono impegnate ad attuare l'Agenda 21 a livello locale e ad elaborare piani d'azione a lungo termine per uno sviluppo durevole e sostenibile, nonché ad avviare la campagna per uno sviluppo durevole e sostenibile delle città europee. Di tale volontà non vi alcuna traccia amministrativa in questo comune. L’OMS ha attestato in uno studio pubblicato nell’aprile scorso che, a fronte di una scala che certifica la pericolosità per la salute umana dovuto all’inquinamento ambientale, i quattro comuni interessati dalla discarica compaiono nella scala stessa con un valore quattro, seconde nei dintorni solo a Marcianise che addirittura è classificata con il valore massimo, “ cinque” insieme con altri sette comuni campani di cui altri tre in provincia di Caserta. E’ ovvio che in tali condizioni e fatte le dovute considerazioni, non si possa fare altro che procedere ad un risanamento del territorio del Comune e della Provincia, i quali, proprio per tale stato, ad oggi sono soggetti per larghi tratti all’inibizione dal pascolo (330 ettari per il comune capoluogo!) e dalla coltivazione, anche se è ampiamente accertato e dimostrato che nonostante l’ordinanza della Regione (del. G.R. n.1360 del 02/04/2003) si continui a pascolare e a coltivare, immettendo poi nel circuito alimentare quanto prodotto con evidenti e drammatici pericoli per la catena alimentare e la salute dei cittadini. In conclusione il Comitato vuole ricordare la frase del Commissario Bertolaso quando, nel mese di marzo scorso, al Teatro Comunale di Caserta, dichiarò testualmente, applaudito dal Sindaco e dal Presidente della Provincia, alla presenza impassibile dei Sindaci degli altri tre comuni, “Costi quel che costi la discarica si farà”. Oggi il Comitato Emergenza Rifiuti, in rappresentanza dei cittadini dei quattro Comuni, reclamano che i rappresentanti del Governo e delle Amministrazioni dichiarino: “Costi quel che costi lo svuotamento della discarica pericolosa per la salute dei cittadini e la bonifica del territorio circostante si faranno!”.
Risposta di Giuseppe
Email:   giume@libero.it
Data:   11-11-07 alle ore 15:56
Titolo:   Lo Uttaro riaperta
Discussione   Questa volta a Lo Uttaro ci vada il sindaco con la fascia tricolore per far rispettare la legge e la sua ordinanza che dispone la chiusura della discarica illegale e pericolosa, fatta riaprire con un ennesimo atto di indecenza istituzionale dal prefetto-commissario Pansa. Noi lo seguiremo così come tutti i comitati, le associazioni e quanti, fra i cittadini onesti ed esasperati, chiedono semplicemente “normalità”. In questo modo sgombrerebbe il campo da ogni insinuazione di quanti leggono in quell’ordinanza un’orchestrata operazione politica per recuperare il recuperabile del disastro politico realizzato in pochi mesi da Petteruti e De Franciscis a Caserta al governo della cosa pubblica. Tutti sanno che la discarica Lo Uttaro è praticamente colma, potrà accogliere rifiuti forse una quindicina di giorni, massimo venti ma Pansa non ha pensato nei mesi scorsi ad una discarica alternativa e oggi siamo al caos. De Franciscis che come un grande saggio dispensa consigli su come si dovrebbe fare, si porta la più grande responsabilità che pagheremo cara per i prossimi vent’anni: non aver elaborato il paino rifiuti per la provincia che oggi si vede costretta a subire quella del Prefetto Pansa. Piano che non vale molto sul piano industriale ma che lascerà una scia di drammi a livello ambientale e sanitario. Di tanto questi personaggi dovrebbero rispondere a questa distratta e indifferente opinione pubblica.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   14-11-07 alle ore 16:48
Titolo:   De Franciscis stia zitto
Discussione   L’unica cosa che il presidente della Provincia, sig. De Franciscis, avrebbe dovuto pronunciare all’assise dei sindaci di Terra di Lavoro: “La Provincia di Caserta rivendica l’applicazione del proprio piano del ciclo dei rifiuti poiché lo ha adottato così come da incarico del Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti. Le scelte, quindi sul territorio spettano a noi e soltanto a noi”, non l’ha potuta dire per sua precisa responsabilità. Come si ricorderà il punto 5 del protocollo d’intesa, firmato l’11 novembre 2006 dal sindaco di Caserta, dal Presidente della Provincia e dal Commissario di governo per l’emergenza rifiuti recita testualmente: “5. la Provincia di Caserta si impegna a predisporre, entro il 31 dicembre 2007, un piano provinciale in materia di rifiuti, che preveda, tra l’altro, la compiuta realizzazione dell’impiantistica al servizio della raccolta differenziata tale da garantire il conseguimento dei risultati previsti dalla vigente normativa in materia in ogni comune della provincia”. La Provincia non ha elaborato alcun piano rendendosi inadempiente ed ha, nei fatti, legittimato, sotto ogni profilo, il Prefetto Pansa a decidere al posto dell’ente locale che aveva ricevuto un compito fondamentale per il futuro del territorio provinciale ma che non ha saputo e voluto porre in essere. Adesso il presidente della Provincia, come un vero fariseo, da una parte dispensa ridicoli consigli su come si dovrebbe fare per affrontare l’emergenza e, dall’altra, si strappa le vesti per contestare le decisioni del commissario di governo che cerca di risolvere come può e come sanno fare i suoi scarsi collaboratori di Napoli, l’emergenza sul nostro territorio (piano regionale, impianti a Carinola, ecc.). La delegittimazione dell’ente è nei fatti e la riunione di tutti i sindaci per rivendicare la fine della gestione commissariale e l’autonomia gestionale in materia del ciclo dei rifiuti su base provinciale, appare per quella che è: il teatrino di una politica che ha affossato nello spirito e nel corpo questa disgraziata terra senza una classe dirigente degna di questo nome e senza una prospettiva se non quella di affermare con ogni mezzo una cultura della furbizia, dell’arroganza in un contesto di illegalità diffusa ad ogni livello della sua espressione civile ed istituzionale.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   19-12-07 alle ore 19:23
Titolo:   Pignataro, Carinola. E' caos
Discussione   La situazione è ormai giunta al grottesco. Con la stessa velocità con la quale si sono scelti siti per mettere monnezza imbustata o monnezza tal quale, così in quei di Napoli cambiano idea, tornano sui loro passi, ecc. A parte il caos una cosa è certa: con Serre e Lo Uttaro bloccati dalla magistratura, con Carabottoli a Carinola e Cento Moggia a Pignataro Maggiore bloccati dal popolo, il cosiddetto pool di tecnici “esperti” del Commissario di governo per l’emergenza rifiuti ha contribuito in modo sostanziale ad allontanare la gente dalle istituzioni, a diffidare da scelte che sembrano solo interessate e che nulla hanno a che vedere con il bene comune e con il buon senso in una situazione di disordine e di confusione mai viste nella storia recente di questo paese e che non fa immaginare alcuno sbocco. Ma è tempo di fare nomi e cognomi, di individuare i responsabili e denunciare chi gioca con due mazzi di carte. Occorre voltare pagina. E allora bisogna innanzitutto ricordare che l’11 novembre del 2006 l’allora Commissario di Governo dr. Bertolaso, sottoscrisse un protocollo d’intesa con il presidente della Provincia di Caserta e con il sindaco di Caserta per la realizzazione di una discarica (illegale e pericolosa) in località Lo Uttaro di Caserta che, sulla base di una precisa denuncia alla Procura da parte del Comitato Emergenza Rifiuti, il sito è stato sequestrato e inviati i primi avvisi di garanzia (n.12), ove si accusano i presunti responsabili di falso in atto pubblico, turbativa d’asta, inquinamento della falda freatica, ecc. Nello stesso protocollo inoltre all’art.5 si legge: “La Provincia di Caserta si impegna a predisporre, entro il 31 dicembre 2007, un piano provinciale in materia di rifiuti, che preveda, tra l’altro, la compiuta realizzazione dell’impiantistica al servizio della raccolta differenziata tale da garantire il conseguimento dei risultati previsti dalla vigente normativa in materia in ogni comune della provincia;”. Qui sta il punto e la questione della crisi in questo territorio. Si dice che la politica non si fa con i se. Tuttavia è necessario affermare, senza tema di essere smentiti, che se l’Amministrazione Provinciale avesse fatto il proprio dovere, ossia elaborare il piano condividendolo magari con le Amministrazioni locali e la società civile - ne avrebbe avuto tutto il tempo - avesse individuato i siti per le situazioni di crisi, ha avuto un anno di tempo, oggi non saremmo a questo e costringere il Prefetto Pansa a scelte di cui certamente non alcuna cognizione tecnica per poter contestare i suoi collaboratori. Leggete, invece, cosa ha dichiarato il Presidente della Provincia in occasione della Conferenza Regionale del 30 ottobre 2007 a Napoli convocata per l’individuazione dei siti di stoccaggio “…afferma di non poter fornire alcuna indicazione su possibili siti di stoccaggio…..rammenta ai presenti il recente impegno, in fase di formalizzazione, circa la collocazione della nuova discarica che sostituirà quella di Lo Uttaro…”. Vale la pena ricordare che l’elaborazione del Piano rifiuti per la Provincia non rientrava tra le opzioni politiche ma scaturiva da preciso incarico del Commissario di governo per l’emergenza rifiuti nell’ambito dei suoi poteri, accettato e sottoscritto dal presidente della Provincia. Ma se Carabottoli di Carinola non l’ha indicato De Franciscis quale sito ha indicato la Provincia per la discarica? Ed è credibile un responsabile di un’istituzione locale che, rivendicando l’autonomia decisionale in ordine al Piano rifiuti, quando ne ha avuta la possibilità non ha fatto assolutamente nulla? Circa il Commissario di governo, invece, come mai lo studio e i siti individuati sin dal febbraio 2007 dal professore Dè Medici, noto geologo della Federico II, per realizzare una discarica regionale per almeno 36 mesi e fatto proprio dal dr. Bertolaso che avrebbe consentito largamente di affrontare tutte le problematiche connesse a monte e a valle dello smaltimento rifiuti (stoccaggio delle “ecoballe” comprese) è stato misteriosamente e immotivatamente accantonato, senza peraltro sviluppare alcuna alternativa credibile sul piano tecnico e della fattibilità temporale? I rifiuti in mezzo alle strade e la proposta di stoccare in ogni comune i rifiuti prodotti ne costituiscono una prova inconfutabile, atteso che un sito di stoccaggio e una discarica anche di livello regionale avrebbero potuto supportare ogni decisione di chiusura o sospensione di attività dei cosiddetti ex CDR e di qualunque impiantistica scelta o in costruzione?
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   28-12-07 alle ore 14:40
Titolo:   Perchè
Discussione   LA DOMANDA DA FARSI È: PERCHÈ? 1° Perchè De Franciscis non ha fatto il Piano rifiuti per Caserta e pretende lo scioglimento dell'attività commissariale rivendicando un'autonomia che già aveva ricevuto per incarico specifico l'11 novembre 2006 con la sottoscrizione del protocollo d'intesa ed oggi la Provincia non è stata pronta neanche a segnalare siti adeguati ove stoccare la monnezza imbustata (ecoballe) e un sito ove realizzare una nuova discarica visto che in un anno non si è costruito neanche un impianto definitivo? 2° Perchè la classe politica, tutta intera, casertana pretende lo scioglimento dell'azione commissariale, quando, rispetto a 13 anni fa la situazione che generò il commissariamento (controllo del territorio da parte della camorra, controllo del ciclo dei rifiuti da parte della camorra, presenza massiccia e pervasiva della camorra nella P.A.) non è affatto cambiata ma anzi peggiorata? 3° Con quale legittimazione le amministrazioni locali pretendono lo scioglimento dell'attività commissariale quando: a) non rispettano neanche le norme minime in materia di rifiuti le cui competenze sono rimaste in testa ai sindaci (raccolta differenziata, isole ecologiche, aree di stoccaggio provvisorie, siti di trasferenza)? b) l'azione della camorra si è fatta più forte rispetto a 13 anni fa, quando il Prefetto Improta requisì tutti gli impianti di smaltimento rifiuti (discariche, attrezzature, ecc.) e promosse l’istituzione dei consorzi pubblici, cioè gestiti dai comuni, che sono diventati grazie a quelli che oggi vogliono mandare via il Commissario di Governo luogo di affari, dispendio di risorse pubbliche, luoghi di corruttela e inefficienza? c) le nostre città presentano un livello di degrado mai registrato ed evidenziano un' assoluta incapacità di governare il territorio neanche nelle questioni più urgenti o minime? 4° Perchè, nonostante sapesse, la struttura tecnica del Prefetto Pansa ha prodotto una situazione di vero e proprio disastro ambientale e sanitario in tutta la regione Campania, sia non programmando e realizzando per tempo le discariche necessarie visto che nessun impianto definitivo è stato avviato (a parte l'inceneritore i cui lavori risultano fortunatamente fermi per i motivi più vari)? 5° Perchè, nonostante le alternative tecnicamente, giuridicamente e ambientalmente compatibili e corrette sono state già da febbraio scorso fornite al Commissario di governo, questi insiste, come per Lo Uttaro o Serre, a proporre siti assolutamente inadeguati sotto ogni punto di vista e, prima tra tutti, sul piano ambientale? 6° Perchè si insiste su Carabottoli e Pignataro quando sono state fornite ampie e inequivocabili prove di assoluta incompatibilità ambientale ed economica dei siti indicati la cui falda freatica si trova ad appena 50 cm dal piano di campagna? 7° Perchè tanto caos e silenzio nella città capoluogo, dove ancora, dopo circa 20 giorni, non sono stati indicati i siti per lo stoccaggio provvisorio (quello utilizzato presso la SACE si sapeva già che era illegale, come quello di Lo Uttaro). A chi giova tutto ciò? Quale soluzione si vuole forzare nel nostro territorio? Forse ancora una volta ci si vuole provare con l'inceneritore de Le Calorie? Tutto questo ci induce a testimoniare la nostra contrarietà alla scelta di Carabottoli e a chiedere al Sindaco di Caserta e al Presidente della Provincia: Assumetevi oggi le vostre responsabilità o andate a casa.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   20-01-08 alle ore 10:45
Titolo:   Petteruti e l'inceneritore
Discussione   Lo Uttaro, l’Ucar Carbon, cava D’Agostino, l’inceneritore, via Talamonti… l’assessore all’ambiente (già componente autorevole del CdA del consorzio volontario RSU CE – v. inceneritore loc. Gradilli di Caserta) come un’anima in pena vaga, quasi solitario, per il territorio comunale cercando soluzioni, inventando suggestive quanto incredibili e illegali ipotesi per affrontare, in regime autarchico, la vergogna rifiuti. Si potrebbe dire che se la giunta avesse fatto subito, all’indomani dell’insediamento di Petteruti a sindaco, il nuovo appalto per il servizio di igiene urbana, se avesse costruito le quattro isole ecologiche necessarie per non far fallire tutto il ciclo dei rifiuti, se avesse fatto la raccolta differenziata, se non avesse contribuito alla realizzazione della discarica illegale e abusiva di Lo Uttaro e la Provincia, all’indomani dell’insediamento di De Franciscis a presidente della Provincia, con i poteri della giunta avesse subito elaborato il piano provinciale del ciclo dei rifiuti urbani, individuando e indicando i siti leciti e idonei (pur presenti – v. piano afferente le ca. 500 cave abbandonate, abusive e dismesse casertane già nel 2003) per realizzare una vera discarica provinciale, se avesse controllato (compito istituzionale – vedi tra l’altro DPR 915/82, autorizzazione all’esercizio discarica Ecologica Meridionale – vedi alta sorveglianza ecc. ecc.) quando e dove era necessario, se avesse fornito agli enti locali utili informazioni per passare dalla TARSU alla tariffa, per realizzare le isole ecologiche, per la realizzazione anche di stoccaggi provvisori? Se avesse controllato chi metteva in atto una corretta ed efficace raccolta differenziata, se si fosse interfacciata istituzionalmente con la magistratura per fare chiarezza e prendere posizione contro la malavita organizzata che trasversalmente attraversa la nostra società casertana, se tutto questo fosse avvenuto oggi di quella che chiamano “emergenza rifiuti” non ci sarebbe neanche il ricordo. Ma la politica non si fa con i se e con i ma; l’ultima idea di Petteruti che, scimmiottando il suo collega De Luca osa proporre la realizzazione di un inceneritore nel nostro territorio, dimostra quanta scarsa considerazione ha della legge questa persona e quanta distanza/baratro politico/sociale si è creata tra una maggioranza locale e quella provinciale, originariamente univoche, quanta arroganza e indifferenza nel non tenere in considerazione le proposte della società civile, del movimento ambientalista (non del partito dei Verdi con il quale non vi è relazione alcuna), della Chiesa i quali, a vario titolo e modi e con articolate competenze tecniche hanno cercato e cercano, in modo del tutto disinteressato, scientificamente e ambientalmente impostato, di contribuire a superare questa crisi che è sanitaria, ambientale ma anche istituzionale, la cui enorme e più importante posta in gioco è la credibilità delle istituzioni. Sugli inceneritori molto si è discusso e variegate sono le posizioni. Una cosa però è certa: il consiglio comunale non è legittimato a discutere e a poter decidere su atti e azioni in contrasto con le leggi. Vale la pena, tra le tante, ricordare che l’art. 5 della L. 290/2006 recita “…Nell'individuazione delle aree da destinare a siti di stoccaggio o discariche, il Commissario delegato dovrà tenere conto del carico e degli impatti ambientali gravanti sulle aree su cui già insistono discariche, siti di stoccaggio o altri impianti in evidente stato di saturazione. A tal fine il Commissario delegato, nel disporre l'apertura di nuovi impianti, valuta prioritariamente la possibilità di individuare siti ubicati in aree diverse da quelle di cui al periodo precedente”. Si ricorda, inoltre, che il Commissario di governo – Prefetto di Napoli istituì nel 1994 il Gruppo Tecnico di Diagnostica, formato da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Servizio Geologico Nazionale, dell’ENEA, dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Gruppo tecnico che operava in ogni provincia della regione e stabilì, a seguito di puntuali analisi territoriale, che la richiesta del comune di Caserta di realizzare un impianto di compostaggio (o anche un inceneritore) sul territorio comunale, non poteva trovare accoglimento (1996 - v. documentazione agli atti comunali, del prefetto delegato, dell’I.S.S. ecc) in quanto, anche dopo ricognizione aerea, non furono individuati siti adeguati (ai sensi di legge), analogamente ai territori limitrofi di S.Nicola La Strada e di San Marco Evangelista. Furono, invece, individuati ben tre siti nel territorio del comune di Maddaloni e due in quello di Marcianise. Ma la proposta del sindaco ha anche l’amaro sapore della propaganda politica e, ahinoi, denuncia indirettamente il colpevole silenzio dell’Amministrazione provinciale circa l’impegno/dovere di elaborare il piano rifiuti provinciale, (o pretendere almeno il rispetto di quello già approvato nel 1997) così come De Franciscis si era impegnato sottoscrivendo il protocollo d’intesa dell’11 novembre 2006. Sono passati 14 mesi e se il territorio è in queste condizioni gran parte della responsabilità non è certo attribuibile alle comunità locali che, giustamente, protestano per le scelte interessate e imboccate (oltre a un affarismo strisciante di imprenditori e amministratori locali) di siti per stoccaggio rifiuti o discariche, su territori assolutamente incompatibili o già segnati da gravi inquinamenti fisici e morali.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   30-01-08 alle ore 19:47
Titolo:   30 gennaio 2008 Consiglio provinciale
Discussione   Il Presidente della Provincia ieri in consiglio provinciale è intervenuto sulla cosiddetta emergenza rifiuti per comunicare il suo pensiero. Ha parlato come se si stesse rivolgendo a se stesso allontanandosi dal considerevole ruolo che ha avuto per l’apertura delle due discariche illegali di Lo Uttaro e Santa Maria La fossa. Ha invocato la speranza, l’unità e le garanzie. Speranza per la condivisione delle scelte, speranza per bonifiche mai effettuate, speranza per promesse mai mantenute, speranza per la corretta informazione, speranza per la ripresa economica. De Franciscis si dichiara contro le mostruosità commissariali rivelando che le decisioni prese sono scollegate dal territorio e fa riferimento allo Uttaro e Santa Maria La Fossa esprimendo la sua estraneità. Certo ci vuole una faccia come la sua per sostenere simili argomentazioni. E’ noto a tutti (anche alla magistratura) che la discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro è stata aperta grazie a dirigenti provinciali e alla disponibilità del presidente e del sindaco di Caserta, probabilmente nel disperato tentativo di salvare il Consorzio Acsa ce3 (di cui De Franciscis era commissario). E lo stesso vale per Ferrandelle. Pare, infatti, che più volte il Presidente abbia dato il suo assenso per quel sito pur consapevole che Caserta e provincia hanno già dato e che non possiamo continuare ad essere la pattumiera di Napoli. Con buona pace per il Volturno, l'agricoltura e la zootecnia di questo territorio, uniche e vere realtà produttive creatrici della ricchezza dell'economia di Terra di Lavoro. Il Presidente contesta gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli studiosi perché hanno creato allarmismo visto che, secondo lui (!), non c’è un incremento delle malattie tumorali legato alle discariche. Parla di bonifiche, ma intanto non si astiene, di fatto, dall’inquinare ulteriormente aree da bonificare. Dice che Caserta ha già dato, ma allo stesso tempo approva la discarica di Santa Maria La Fossa, anche se in cambio vuole garanzie.“Il Commissario De Gennaro ha avuto mandato dal governo per rimuovere rifiuti e aprire discariche” ed ecco che richiama all’unità di tutte le forze politiche per il ciclo provinciale virtuoso dei rifiuti anche attraverso un tavolo tecnico misto casertano con tecnici commissariali e provinciali. Concertazione dei vari organismi regionali e provinciali, disponibilità finanziarie, bonifiche e compostaggio, aiuti e duttilità nella gestione democratica di passaggio per le scelte innovative. Ma allo stesso tempo dichiara di non poter fare il piano provinciale per la gestione dei rifiuti che la Provincia avrebbe dovuto già approvare entro il 31 dicembre del 2007. Il piano regionale non può essere scavalcato da quello provinciale, sostiene. Ecco il nocciolo della questione e siccome il Presidente ha ben chiare le idee su come gestire i rifiuti e allora non ci sta e piuttosto che approvare il piano provinciale preferisce contestare quello regionale. Sembra incredibile ma questi sono i fatti. Ma tutto questo è falso, poiché la provincia di Caserta era stata incaricata da Bertolaso di elaborarsi il piano. Ma non lo ha fatto. E mentre De Franciscis elogia il Commissario De Gennaro ne contesta le scelte pur approvandole nei fatti, perché non ha proposta nulla in alternativo e si è limitato a chiedere in cambio garanzie. Vi ricordate di Lo Uttaro? E’ una musica che conosciamo già. Si ripete, dunque, con Ferrandelle il baratto (e il gioco cinico sulla pelle della gente e dell’ambiente) di Lo Uttaro con una scontata merce di scambio di futuribili bonifiche per giustificare lo sversamento di rifiuti in siti già inquinati. La legge regionale n.4 2007 demanda alle province l’indicazione delle aree idonee e non idonee per la realizzazione degli impianti definitivi (discariche comprese). La Provincia è anche l’ente incaricato all’organizzazione e alla gestione dello stesso ciclo integrato dei rifiuti. E allora la domanda è perché oggi il Presidente De Franciscis in piena contraddittorietà dichiara la sua impotenza rispetto ai poteri eccezionali del Commissario De Gennaro? Noi riteniamo che le isole ecologiche e gli impianti di compostaggio, la raccolta differenziata e la separazione secco/umico potevano e possono servire a risolvere la crisi in corso. E allora cosa stanno dicendo? Il sindaco di Salerno De Luca, senza piano e con scarse idee circa l’ambiente e il territorio, ha proposto un inceneritore e, pronto il governo, gli ha emanato un’ordinanza per procedere. De Franciscis pur essendo stato incaricato di farlo un piano rifiuti per Caserta, disserta “con garbo” con De Gennaro e aspetta che il commissario se ne vada e che arrivino i soldi. In realtà non c’è interesse a contribuire alla risoluzione dell’emergenza ma piuttosto all’aggravarsi per averne la gestione dei fondi. E il Consiglio provinciale di ieri con le comunicazioni del presidente ci fa tornare al punto di partenza di un’amministrazione che sembra essersi insediata tre giorni fa piuttosto che tre anni fa. Un’ultima notazione. Visto che De Gennaio a maggio se ne andrà e tutto passerà nelle “capaci” mani degli enti locali, visto che non esiste un piano per la provincia di Caserta, visto che nessun cantiere è stato aperto ove sversare la monnezza da maggio in poi, qualcuno ci può spiegare dove stiamo andando? Giovanna Maietta e Giuseppe Messina
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   04-02-08 alle ore 19:14
Titolo:   Il Cosiddetto Piano De Gennaro
Discussione   A proposito del piano De Gennaro, del sito di stoccaggio provvisorio di Ferrandelle e delle osservazioni del presidente della provincia di Caserta nell’appoggio – fatte con il solito “garbo istituzionale”, si fa timidamente notare che le risorse economiche non sono infinite. Anzi. Già lo stesso commissario piange miseria (vedi Rai 3 del 29 gennaio 2008 e numerosi articoli apparsi sulla stampa). Sembrerebbe che le risorse attribuitegli siano allo stato pari a 20 milioni di euro (come dichiarato) e, per attrezzare il sito provvisorio di Ferrandelle di Santa Maria La Fossa, occorrerebbero (sempre da dichiarazione) circa 25 milioni di euro! Guardando con distacco la vicenda (ossia facendo finta che la scelta sia corretta, giusta e conveniente), sembrerebbe che il sito di Ferrandelle sia stato scelto dai tecnici del commissario di governo, per il suo substrato argilloso che dovrebbe consentire un approntamento veloce e minori spese di realizzazione. Considerato che la discarica di Parco Saurino, nelle immediate vicinanze, per una capacità ben maggiore (circa il doppio) è costata allo stesso commissario di governo p.t., meno di 4 milioni di euro, non si comprende in che modo i costi siano lievitati in tal misura! Forse dipende dall’assenza di una commissione tecnica (come vigeva all’epoca del prefetto Improta e seguenti, vedi preside facoltà di ingegneria di Napoli, prof. Volpicelli, ecc.) che rilasciava preciso parere, previa istruttoria tecnica-economica riportando i criteri di ammissibilità dell’iniziativa e congruità dei prezzi adottati? Forse dipende dal nugolo di ditte che ufficialmente o effettivamente si occuperanno, a vario titolo (intermediazioni, sub appalti mascherati, fornitura di automezzi, di materiali, ecc. ecc.)? O forse la verità è molto più banale ossia che il sito, come inutilmente detto da esperti di comprovata professionalità e di livello accademico, è assolutamente inidoneo anche sul piano tecnico oltre che territoriale e ambientale? La domanda è: “Che senso ha cambiare i commissari che, di fatto, privi di qualsiasi autonomia decisionale e di organizzazione tecnica idonea, (con responsabili delle amministrazioni provinciali, come nel caso di De Franciscis che brillano per l’assoluta inerzia giustificata da pseudo mancanza di poteri), sono costretti a seguire il piano scellerato dettato dal Ministero dell’Ambiente in una infinita triangolazione che vede assoluti protagonisti Napoli, Roma e Napoli con ramificazioni nelle varie province e poteri forti (concessionario unico, ecc.) che hanno ottenuto il ritiro prima della cordata italiana A.E.M. e A.S.M. Brescia e poi della multinazionale francese Evolia che avevano manifestato interesse, partecipando alla gara indetta dal commissario di governo, prefetto Pansa, volta a “sistemare”, completare e rendere idoneo l’inceneritore di Acerra e a modificare e messa a norma dei 7 impianti di vagliatura ex CDR? Appare quindi di tutta evidenza che il cosiddetto Piano De Gennaro, vero Pecoraro? Vero Mascazzini? è minato in partenza dalla certezza che l’inceneritore di Acerra non potrà entrare in funzione, sicuramente entro il 2008 e quindi anche se gli ex CDR diventassero effettivi cdr (per miracolo) non avrebbero dove smaltire e incenerire i prodotti in uscita. A questo disastro va aggiunto che le province e la regione non hanno elaborato alcun piano rifiuti, il cosiddetto piano Pansa è semplicemente una raccolta di dati sulla base di precedenti scelte già adottate, per cui è da ritenere che nell’imminenza di un nuovo governo sarà la FIBE che salverà la Campania con buona pace della trasparenza, della legalità, dell’ambiente, del territorio, dell’economia regionale, del futuro e di tutti i cittadini, associazioni, produttori, ecc. che si sono opposti “al progresso” e alla costruzione degli impianti avveniristici, figli della gara Rastrelli-Losco-Bassolino e che hanno osato chiedere la raccolta differenziata e la difesa del territorio e dell’economia locale. In conclusione questo tirare a campare a chi giova? Rileviamo, intanto, che le province in ginocchio sono Caserta e Napoli, ossia i territori che per 50 anni hanno smaltito tutti i rifiuti regionali (anche quelli della provincia di Avellino la cui prima discarica è stata aperta solo nel 1995 dal prefetto Improta!) ed extraregionali, di qualsiasi natura e provenienza. Queste stesse province spiccano per l’assoluta mancanza di pianificazione e realizzazione di impianti, isole ecologiche, raccolta differenziata, ecc. Le stesse province si dichiarano favorevoli per il riutilizzo delle eterne discariche di Pianura o Lo Uttaro, tranne a dover fare retromarcia per l’azione della Magistratura e/o sollevazioni popolari senza trasmettere la percezione di uno sbocco alla crisi. Bisogna, dunque, pretendere l’approntamento e la realizzazione di un piano ambientalmente corretto che veda l’attivazione sul territorio di un ciclo moderno di trattamento-smaltimento, partendo a livello comunale dalla raccolta differenziata porta a porta, isole ecologiche e scomparsa dei cassonetti; a livello comprensoriale realizzazione di stazioni di trasferenza, impianti di compostaggio, impianti TMB e, a livello regionale, riutilizzo nel ciclo edilizio di tutti i riutilizzabili, sfruttamento dei cementifici per la frazione combustibile da rifiuto non altrimenti riutilizzabile. In questa maniera anche il territorio interessato dall’inceneritore di Acerra potrebbe ritornare, previa bonifica, alla sua effettiva vocazione e Santa Maria La Fossa credere nel sogno di una valorizzazione agricola-zootecnica del territorio, così come la bonifica degli anni 30 prefigurava nello scenario della Campania Felix. Ovviamente la classe politica, una volta approvato tale strategia/piano, dovrebbe farsi da parte e non interferire nella fase attuativa, imponendo solamente il rispetto di siffatto piano e il controllo effettivo a cura delle province, ASL e ARPAC responsabilizzando e al limite commissariando gli enti locali inadempienti.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   16-02-08 alle ore 09:06
Titolo:   De Gennaro da puparo a pupo
Discussione   E così sono riusciti a “farsi” anche il super poliziotto. Non riesce a gestire neanche l’ordinario, riaprono i vecchi siti, si manca alla parola data, si affossa un’idea minima di Stato, si fa finta di ascoltare, ma la regia è sempre la stessa. L’alternativa esiste, com’è noto anche a De Gennaro ormai, per superare la crisi dei rifiuti ma così come Bertolaso, Pansa e Cimmino, il super commissario è rimasto intrappolato da chi ne sa più di lui, da chi controlla sul serio il territorio e si continua per il percorso già stabilito. Costi quel che costi. Occorre salvare almeno la faccia a questo punto. Si potrà sempre dire che c’è l’emergenza e la gente è esasperata. Riapre Lo Uttaro? Da non credere. E intanto la monnezza rimane in mezzo alle strade anche perché i supertecnici che lavorano con il super poliziotto hanno stabilito che Caserta fa circa 66mila abitanti. Questi scienziati del gè pens mi confondono gli elettori con i residenti e la monnezza raccolta non è quella prodotta, ovviamente. Dove possiamo andare in questo modo? Che cosa dobbiamo fare? Lo Uttaro riapre e l’unico interlocutore valido della città, l’ing. De Crescenzo ha pensato bene di accettare una proposta dell’amministrazione comunale di Todi e se ne va a fare il dirigente dei lavori pubblici. E’ una fuga? No è legittima difesa. Difesa da un’amministrazione stupida quanto arrogante, da un ambiente compromesso quanto indifferente; da una politica autoreferenziale quanto dannosa. Lo Uttaro riapre? Che cosa vi aspettate gli applausi? Intanto non possiamo non ringraziare De Franciscis che senza il piano rifiuti per la provincia di Caserta ha generato tutto questo. E il sindaco ing. Petteruti che farà? Un’altra ordinanza per tutelare la salute pubblica mentre i suoi collaboratori sono presi a rimettere a posto il tetto della Ucar che il vento si è portato via mentre i preti e solo loro hanno organizzato la raccolta differenziata?
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   16-02-08 alle ore 09:07
Titolo:   E' il turno della Mastroianni
Discussione   E adesso, previo scenografico (e ben costoso) diversivo – vedi Ferrandelle in S.Maria la Fossa, si arriva alla soluzione finale (coincidente guarda caso con quella iniziale – vero FIBE, vero De Biasio?) rappresentata sempre dalla località “Lo Uttaro” e, in questo caso, tocca alla cava “Mastroianni”, separata dalla cava Mastropietro da una sottile parete di tufo. Anche in questo caso forse, per superiore interesse di salvaguardia ambientale e imitando il maestro Mastropietro (occorrerà al riguardo riconoscergli congrua royalty oltre al consistente indennizzo dallo stesso già richiesto per l’Ecologica Meridionale – tramite avv. ex ass. Abbamonte), si vorrà proteggere l’ambiente, impermeabilizzando e riempiendo (con rifiuti – la famigerata FOS) la cava adiacente; infatti, si ricorda al commissario prefetto de Gennaro che la famigerata part.lla 147 – divenuta magicamente 42 – venne attrezzata a discarica per un superiore interesse pubblico e cioè per proteggere l’ambiente da infiltrazioni di percolato – vedi dichiarazione scritta del citato Mastropietro – vero A.P. CE che all’epoca ha supervisionato e approvato tali lavori. Il super poliziotto, quasi attratto da una forza a lui certamente superiore, nei giorni scorsi si è portato sul sito e qualcuno (funzionari APAT, ARPAC, FIBE ? ecc.) gli avrà suggerito che lì non ci sono problemi. Si vada avanti, c’è l’emergenza che giustifica l’esercizio dei poteri in deroga alla legge, all’ambiente, alla salute e alla decenza. Occorre però ricordare che ben prima del 1994 (prima dell’arrivo e purtroppo breve permanenza del Prefetto Improta) da Iacolare in poi (con i suoi satelliti provinciali e corte regionale – vedi commissione tecnica dell’epoca) nulla è cambiato e quando si sentono i siti di Terzigno, Pianura, Lo Uttaro, ecc. si evocano personaggi pubblici e privati eterni e si percepisce subito, senza ombra di dubbio, chi comanda in questi territori e chi decide. Bertolaso, Pansa, Cimmino, De Gennaro strumenti, più o meno inconsapevoli, di un’accorta regia che da tempo ha deciso come, dove quando e quanto frutterà la cosiddetta emergenza rifiuti alla quale nessuno più crede come emergenza ambientale ma come vera e propria strategia della tensione rivolta ad affermare una cultura dell’illegalità e del malaffare, anzi di buoni affari nella ininterrotta triangolazione NA/Roma/NA. Gli stessi luoghi, gli stessi siti. Sempre. Aldilà delle proposte alternative fatte da autentici scienziati; Aldilà degli studi ai più alti livelli di competenza scientifica che indicano l’inadeguatezza di siffatti siti, prescelti con logiche perverse, nonostante la certezza del disastro sanitario e ambientale; Aldilà di quanto denunciato, e ribadito nelle scorse settimane, dalla Commissione Ambiente, presieduta da Barbieri, con particolare e gravissima preoccupazione proprio per la loc. “Lo Uttaro”; Aldilà del fatto che le zone prescelte rientrano – ahimè purtroppo -, ai sensi dello specifico piano regionale approvato nel 2005 di concerto con il Min. dell’Ambiente (predisposto forse con la mano sinistra?), nei siti inquinati di interesse nazionale a causa del diffuso, generalizzato e devastante inquinamento e per il loro intollerabile degrado e pericolosità. Aldilà del costruendo prospiciente policlinico, di industrie superstiti, macello (SIC) comunale, ecc. Tutto ciò non significa niente, la “missione” va portata a termine. C’è l’emergenza.
Risposta di Giuseppe Messina
Email:   giume@libero.it
Data:   19-04-08 alle ore 11:40
Titolo:   Come fare a Caserta
Discussione   COME DOVREBBE ESSERE IL SERVIZIO DI IGIENE URBANA A CASERTA IL SERVIZIO DI IGIENE URBANA Per aiutare a comprendere si illustrerà la presente proposta a partire da “come sarà” (si spera) iniziando dal materiale prodotto, ossia rifiuti urbani e assimilabili. RIFIUTI URBANI SUL TERRITORIO. ORGANIZZAZIONE ELIMINAZIONE DEI CASSONETTI In qualsiasi conurbazione dove viene attuata efficacemente la R.D. si è arrivati alla scomparsa dei cassonetti stradali, in quanto il corretto funzionamento del servizio si basa sul rispetto da parte degli utenti del conferimento ad orari prestabiliti dei materiali differenziati “porta a porta” e del loro prelievo cadenzato da parte della società che gestisce il servizio di igiene urbana. Ovviamente il ciclo di raccolta differenziata comprende anche il conferimento presso le isole ecologiche di materiali differenziati specifici quali: carta e cartone, plastiche, vetro, alluminio e materiali ferrosi; mentre per i rifiuti ingombranti sarà attivato il servizio domiciliare previo appuntamento telefonico. Sul territorio verranno installati esclusivamente microcontenitori, opportunamente ubicati, per il recupero e riutilizzo di: batterie e pile esauste, farmaci scaduti, contenitori etichettati con i simboli “E” ed “F”. LE ISOLE ECOLOGICHE (I.E.) Le isole ecologiche rappresentano le piattaforme dove conferire materiale raccolto separatamente e valorizzabile in termine di recupero o riuso. Ciascun utente, sia di natura civile o di attività produttiva o servizi, procederà alla R.D. e all’eventuale conferimento presso l’I.E. del materiale recuperabile; in quest’ultimo caso, in misura proporzionale alla natura quali-quantitativa dei materiali conferiti in I.E., usufruendo della tessera fiscale/sanitaria, acquisirà un bonus scalabile dalla TARSU o Tariffa. E’ ovvio che l’I.E. rappresenta lo snodo cruciale di un effettivo recupero dei rifiuti; infatti presso l’I.E. i consorzi obbligatori (CONAI, ecc.) dovranno solo prelevare il materiale già pronto per essere avviato al suo riutilizzo. E’ ovvio che gli enti preposti devono garantire presenza e concreta attività di tali consorzi sul territorio, atteso tra l’altro che qualsiasi cittadino italiano paga per tale servizio . E’ bene chiarire che non esiste una tecnologia unica per affrontare il problema del recupero del materiale e ovviamente poi sarà la singola comunità a scegliere in funzione della specificità sociale, economica e territoriale-ambientale la tecnologia più idonea per conseguire percentuali ottimali, con l’obiettivo di rifiuti zero. Il numero di isole ecologiche dovrà essere opportunamente valutato in funzione della densità demografica, estensione del territorio e sue caratteristiche, in maniera da incentivare il loro utilizzo. L’indicazione dimensionale, correlata a popolazione, estensione territoriale, ecc. è di un’isola ecologica in media ogni 25.000 abitanti. Per la città di Caserta, almeno 4 I.E. IL SERVIZIO DI IGIENE URBANA L’ente preposto al servizio di igiene urbana provvederà ad assicurare, con mezzi ed attrezzature propri, la pulizia delle strade e degli spazi pubblici, il servizio di raccolta porta a porta e il ritiro degli ingombranti e i R.A.E.E. (su richiesta dell’utenza), nonché il conferimento dei materiali agli impianti di trattamento/recupero. Lo stesso ente provvederà agli altri servizi atti ad assicurare igiene e decoro della città (espurgo di fogne, di caditoie stradali, ecc.). Altri addetti nell’ambito dell’ente saranno impegnati presso le varie isole ecologiche. MEDICINALI E PILE ESAUSTE Medicinali e pile esauste vanno conferiti rispettivamente, a cura dell’utente, presso le farmacie e negozi fornitori del ricambio e ritirati da ditte specializzate o dalla stessa ditta (se abilitata) che ha in gestione il servizio di igiene urbana. RIFIUTI URBANI PRODOTTI Preliminarmente vale la pena ricordare che la produzione media di rifiuti urbani prodotti nella provincia di Caserta è di circa 1,25 Kg/ab equivalente e che la frazione organica putrescibile rappresenta circa il 30% vale a dire circa 400 grammi/giorno/ab. A Caserta la produzione di r.u. è di circa 125 t/g. RACCOLTA DIFFERENZIATA COL SISTEMA “PORTA A PORTA” Tale sistema da effettuarsi presso le abitazioni e le attività commerciali, ecc. deve prevedere, avendo come obiettivo il raggiungimento del livello di paesi e comunità più avanzate e sensibili, due soli sacchetti: umido e materiale secco. E’ essenziale precisare, infatti, che la tecnica allo stato, in funzione dei fondamentali progressi tecnologici di settore, riesce a “lavorare” la frazione secca vantaggiosamente (tecnicamente ed economicamente), separando in impianti, tipo TMB, le varie frazioni merceologiche, avviate in massima parte al recupero, con risultato finale di una frazione residuale non superiore al 10% dei quantitativi di partenza, da conferire in impianti di smaltimento (discariche, forni di cementifici, CDR di qualità per i fabbisogni nelle ore di punta, ecc.) di dimensione e/o durata conseguente alla drastica riduzione dei rifiuti rispetto al “tal quale” smaltito unicamente in discarica. ABITAZIONI. L’umido sarà costituito essenzialmente da residui di cibo e da cucina da collocare in un sacchetto biodegradabile. Ci riferiamo a tutto il materiale organico putrescibile biodegradabile. Esso andrà ritirato di regola ogni due giorni nell’ambito dell’espletamento del servizio di igiene urbana. Ove possibile (sistema fognario adeguato e in comunicazione diretta con l’impianto di depurazione) i comuni provvederanno a sollecitare le utenze (anche con bonus) a installare presso le proprie abitazioni o esercizio commerciale dissipatori di sostanza organica, Inoltre sarà utile sollecitare l’adozione di compostiere domestiche e/o condominiali. Il materiale ulteriormente prodotto, cosiddetto secco, al netto dell’eventuale materiale conferito separatamente presso le isole ecologiche sarà raccolto in un apposito sacchetto o contenitore in cartone e ritirato di norma due volte la settimana dalla ditta di igiene urbana. Per gli ingombranti e i materiali bruni (pc, stampanti, ecc.), cartucce esauste da stampanti, toner, vanno separati a cura degli utenti e dagli stessi conferiti o presso le isole ecologiche (con bonus) o mediante raccolta domiciliare previa richiesta al servizio di igiene urbana. ATTIVITÀ COMMERCIALI e di servizio nel settore alimentare (fruttivendoli, ristoranti e pizzerie, bar, rosticcerie, ecc.). Il servizio di igiene urbana provvederà giornalmente, in orario prefissato, alla raccolta dei materiali presso l’esercizio. Vale la pena precisare che il fruitore del servizio conferirà a piè dell’automezzo i sacchi contenitori (secco e umido separati). GLI INGOMBRANTI, quali elettrodomestici, mobili, ecc. su richiesta telefonica/mail, ecc. dell’utente, verranno prelevati gratuitamente fuori dall’ingresso dell’abitazione o del condominio a cura del servizio di igiene urbana. Caserta,19 aprile 2008

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